Nulla da eccepire sul valore culturale dell’iniziativa. Ma quando un’istituzione di prestigio associa il proprio nome a un gruppo coinvolto da anni in una controversia con il Comune di Torino, trasparenza e opportunità diventano domande inevitabili.
Venerdì…
Leggi il contenuto +
Nulla da eccepire sul valore culturale dell’iniziativa. Ma quando un’istituzione di prestigio associa il proprio nome a un gruppo coinvolto da anni in una controversia con il Comune di Torino, trasparenza e opportunità diventano domande inevitabili.
Venerdì 13 novembre il Museo Egizio inaugurerà “Racconti dall’Aldilà”, un ciclo annuale di conferenze dedicato al modo in cui civiltà ed epoche diverse hanno interpretato il rapporto con la morte.
Il primo appuntamento vedrà Christian Greco dialogare con Giovanni De Luna, con la partecipazione di Evelina Christillin. Il programma comprende personalità di primo piano e affronta un tema di indubbio interesse culturale.
Nulla da eccepire, dunque, sul valore dell’iniziativa. Proprio per questo, tuttavia, è legittimo chiedersi quale effetto reputazionale produca l’accostamento tra una grande istituzione culturale e i soggetti che la sostengono.
Il programma ufficiale indica che la rassegna è realizzata con il sostegno e la collaborazione culturale di SOCREM Torino APS. Tra gli sponsor figurano Deltora Servizi, Fondazione Fabretti, Federazione Italiana Cremazione e cooperativa Astra.
Il Museo Egizio è un’istituzione di grande prestigio. Come ogni realtà culturale, ha naturalmente diritto a cercare sostenitori e collaborazioni. Ma il rapporto funziona anche nella direzione opposta: il prestigio del Museo attribuisce visibilità e reputazione agli enti e alle imprese che gli si affiancano.
Lo afferma lo stesso Museo nella propria disciplina delle sponsorizzazioni, presentando il sostegno all’istituzione come un’occasione per accrescere la visibilità dello sponsor e valorizzarne la visione culturale e comunicativa.
È quindi ragionevole chiedere che siano conosciuti con chiarezza i rapporti economici, societari e istituzionali tra i soggetti coinvolti.
La tariffa di cremazione
A Torino, secondo la documentazione richiamata, la tariffa di cremazione applicata dal 1° gennaio 2026 è pari a 593,75 euro oltre IVA, per un totale di 724,38 euro. Il dato coinciderebbe con il tetto massimo nazionale previsto per il servizio.
Il Comune di Milano indica invece, per la cremazione a seguito di funerale, una tariffa di 325,52 euro.
Il confronto deve essere effettuato con cautela, perché i servizi compresi nelle due tariffe potrebbero non essere perfettamente identici. SOCREM comprende infatti nella propria offerta anche l’urna semplice e alcune cerimonie di commiato e commemorazione.
Resta però una differenza economica significativa, che meriterebbe una spiegazione pubblica e analitica.
Perché Torino applica la tariffa massima? Quali costi la giustificano? Quali servizi sono compresi? Sarebbe possibile avviare un percorso di riduzione o almeno di progressivo avvicinamento alle tariffe applicate in altre grandi città?
Sono domande rivolte alla gestione di un servizio di interesse pubblico e non costituiscono, di per sé, un’accusa di irregolarità.
Il canone riconosciuto alla Città
Un ulteriore elemento riguarda il canone versato alla Città di Torino.
Nel 2007 il Comune definì ufficialmente il corrispettivo come un “canone annuale simbolico di 2.500 euro”. Una determinazione di AFC Torino del 2024 richiama inoltre la prosecuzione del servizio alle condizioni del contratto del 2007, nelle more dell’individuazione di un nuovo gestore.
Se tale assetto è ancora vigente, il rapporto tra il canone e i ricavi generati dall’attività merita di essere illustrato con maggiore chiarezza.
Il bilancio 2025 di SOCREM registra oltre 6,1 milioni di euro di proventi e ricavi, un patrimonio netto di circa 6,75 milioni di euro e crediti superiori a 1,4 milioni di euro verso imprese controllate.
Questi dati non dimostrano alcuna gestione illecita. Rendono però comprensibile l’interesse dei cittadini a conoscere:
quali siano i costi effettivi del servizio;
quali investimenti siano stati realizzati;
come sia determinata la tariffa;
quali siano le ragioni per cui il canone comunale è rimasto fissato a 2.500 euro annui;
quali condizioni economiche siano previste nell’eventuale futuro affidamento.
Un rapporto controverso con il Comune di Torino
La questione non riguarda soltanto le tariffe o i rapporti societari. Riguarda anche il titolo in base al quale SOCREM Torino continua a gestire il crematorio del Cimitero Monumentale.
Nel 2014 il Comune di Torino assunse la decisione di superare il precedente assetto e di procedere verso l’individuazione di un nuovo gestore. Da allora la vicenda è rimasta al centro di un contenzioso amministrativo e di una lunga sequenza di atti, ricorsi, proroghe e rinvii.
Secondo la ricostruzione risultante dagli atti pubblicamente richiamati, il rapporto con SOCREM è proseguito nelle more dell’individuazione del nuovo affidatario. Alcuni interlocutori qualificano questa permanenza come gestione “sine titulo”, cioè priva di un valido titolo attuale. È una contestazione giuridicamente rilevante, ma deve essere presentata con precisione: non è corretto trasformarla in un fatto definitivamente accertato senza indicare l’atto amministrativo o la pronuncia giudiziaria che lo abbia stabilito in quei termini.
Il dato certo è che il rapporto tra SOCREM e il Comune di Torino è controverso da anni e che il passaggio a un nuovo gestore non risulta ancora completato.
Nel frattempo, SOCREM continua a svolgere un servizio pubblico locale di rilevanza economica, mentre il rapporto economico con la Città resta collegato al canone annuo di 2.500 euro richiamato negli atti pubblici.
Questa situazione pone una domanda preliminare rispetto a tutte le altre:
è opportuno che un’istituzione culturale di massimo prestigio associ la propria immagine a un soggetto coinvolto da oltre un decennio in una controversia amministrativa con il Comune proprietario e titolare del servizio?
La domanda non implica che SOCREM abbia commesso un illecito, né che la collaborazione culturale sia automaticamente vietata. Implica però che il Museo Egizio, prima di associare il proprio nome a una rassegna sostenuta da soggetti collegati a SOCREM, avrebbe potuto valutare e rendere trasparenti:
l’esistenza e l’oggetto del contenzioso;
lo stato attuale del rapporto con il Comune;
il titolo giuridico della prosecuzione della gestione;
l’eventuale pendenza di questioni relative a impianti, immobili, investimenti e indennizzi;
l’identità dei soggetti che finanziano o sostengono concretamente l’iniziativa.
Un possibile endorsement reputazionale
È in questo punto che nasce il rischio di un possibile “purple washing”: non necessariamente un’operazione illecita, ma l’effetto per cui il prestigio della cultura finisce per valorizzare l’immagine pubblica di un gruppo coinvolto in una controversia amministrativa ancora aperta, senza che il pubblico venga informato della natura e della durata di quel conflitto.
Il problema non è sostenere che il Museo Egizio abbia violato una specifica norma soltanto per aver collaborato con SOCREM. Allo stato, una simile conclusione richiederebbe documenti ulteriori.
Il problema è invece l’opportunità istituzionale della scelta.
Siamo sicuri che sarebbe consentito — o ritenuto opportuno — a qualunque altro soggetto coinvolto da oltre dieci anni in una controversia con il Comune proprietario e titolare del servizio ottenere un analogo endorsement reputazionale da parte di una delle più importanti istituzioni culturali italiane?
Oppure il prestigio dei partner e la loro presenza consolidata nel sistema culturale e istituzionale producono, nei fatti, uno standard di valutazione più indulgente?
Non è una richiesta di esclusione. È una richiesta di trasparenza.
L’investimento in Astra
Un altro elemento riguarda la cooperativa Astra.
Secondo il fascicolo storico della società depositato presso il Registro delle Imprese di Torino, documento n. T 633367451, estratto il 3 gennaio 2026, con atto del 27 giugno 2025 l’assemblea di Astra deliberò un aumento di capitale destinato a operazioni di investimento.
Dal medesimo documento risulterebbe che Acacia Servizi Funebri S.r.l. Società Benefit sottoscrisse 280.000 euro di azioni di finanziamento di tipo A, versando inoltre 70.000 euro a titolo di sovrapprezzo.
L’importo complessivo dell’operazione fu quindi pari a 350.000 euro.
È importante precisare la natura dell’operazione: sulla base del fascicolo indicato, non si trattò di una donazione né di una sponsorizzazione, ma di un investimento societario composto da capitale e sovrapprezzo.
Lo stesso fascicolo riporta inoltre che, con atti datati 27 giugno 2025, Alice Merletti e Matteo Sciarra entrarono nel consiglio di amministrazione della cooperativa Astra. Le nomine furono iscritte nel Registro delle Imprese l’8 agosto 2025.
A Matteo Sciarra furono attribuiti anche poteri operativi relativi, tra l’altro, alla strategia commerciale, ai progetti di sviluppo, ai contratti, alle convenzioni e alle operazioni finanziarie.
La coincidenza temporale tra l’investimento e le nomine è un dato documentale.
Non consente, da sola, di affermare che le nomine fossero il corrispettivo dell’investimento, né che i due amministratori siano stati designati direttamente da Acacia.
Ogni conclusione ulteriore richiederebbe documenti aggiuntivi.
Rapporti societari e ruoli pubblici
I rapporti tra alcuni dei soggetti coinvolti risultano anche dalle informazioni pubblicate dagli stessi enti e società.
Alice Merletti è indicata come vicepresidente di SOCREM Torino APS. Matteo Sciarra figura invece nella struttura direttiva di Deltora Servizi con il ruolo di responsabile sviluppo e direttore operativo.
Il bilancio di SOCREM indica che Deltora, precedentemente denominata Servizi per la Cremazione, è controllata al 100 per cento da SOCREM Torino. Deltora presenta inoltre Acacia e Tyche Pet come componenti del proprio network proprietario.
Da queste informazioni emerge una rete di rapporti societari, finanziari e di governance che coinvolge SOCREM, Deltora, Acacia, Astra e altre realtà del settore.
Descrivere questa rete non significa attribuirle carattere illecito. Significa chiedere che i suoi rapporti siano resi comprensibili, soprattutto quando soggetti collegati partecipano a un’iniziativa culturale sostenuta da enti che operano nel settore funerario e della cremazione.
Le domande ancora aperte
Non è possibile affermare, sulla base dei documenti qui richiamati, che i 350.000 euro investiti in Astra provengano direttamente dalle singole tariffe pagate dai cittadini per le cremazioni.
È però legittimo chiedere come vengano generate, trasferite e investite le risorse all’interno di un sistema il cui principale riferimento economico è la gestione di un servizio pubblico pagato dagli utenti.
Le domande sono quindi le seguenti:
Perché Torino applica la tariffa massima?
Quali costi e quali servizi giustificano l’importo?
Perché il canone riconosciuto alla Città è pari a 2.500 euro annui?
Qual è oggi il titolo giuridico della gestione del crematorio?
Perché il rapporto con SOCREM prosegue da anni mentre il Comune dichiara di voler individuare un nuovo gestore?
Quali investimenti sono stati realizzati e quali sono programmati?
Quanto versano SOCREM, Deltora, Astra e gli altri soggetti coinvolti per la rassegna del Museo Egizio?
Quali rapporti economici, finanziari e societari intercorrono tra queste realtà?
Quali procedure interne regolano gli investimenti e le nomine negli organi societari?
Il Museo Egizio ha valutato l’esistenza e la rilevanza del contenzioso tra SOCREM e Comune di Torino prima di associare il proprio nome all’iniziativa?
SOCREM potrà osservare di essere un’associazione senza scopo di lucro e che le attività culturali rientrano nella propria missione. È una posizione legittima e meritevole di essere rappresentata.
L’assenza di scopo di lucro, tuttavia, non esclude l’interesse pubblico a conoscere il funzionamento economico di un soggetto che opera, per incarico della pubblica amministrazione, nel settore della cremazione.
Siamo disponibili a pubblicare le risposte e le precisazioni documentate di tutti i soggetti citati.
La responsabilità del prestigio culturale
Le personalità coinvolte nella rassegna non sono responsabili dei rapporti societari o delle scelte economiche degli enti che sostengono l’iniziativa. Nessuno mette in discussione il loro valore, la loro autonomia o la loro buona fede.
Proprio per questo, però, il loro prestigio rende ancora più importante distinguere tra il valore culturale delle conferenze e le questioni economiche, societarie e amministrative che riguardano gli sponsor e i partner.
Il problema non è sostenere che gli intellettuali siano stati utilizzati consapevolmente come testimonial. Non ci sono, sulla base dei documenti qui esaminati, elementi sufficienti per affermarlo.
Il problema è più semplice: quando una grande istituzione culturale accosta il proprio nome a soggetti che operano in un servizio pubblico controverso, la reputazione prodotta dalla collaborazione rende ancora più necessaria la trasparenza.
Conclusione
Non occorre affermare che il Museo Egizio abbia violato una norma, né che SOCREM occupi definitivamente il crematorio sine titulo. Occorre però riconoscere che il Museo ha scelto di associare il proprio prestigio a soggetti che operano in un servizio pubblico al centro, dal 2014, di una controversia con il Comune di Torino.
In una situazione simile, la domanda non è soltanto se la collaborazione sia formalmente consentita. È se sia opportuna, trasparente e coerente con la tutela dell’immagine di un’istituzione culturale sottoposta a controllo pubblico.
Se il rapporto con il Comune è soltanto provvisorio, occorre spiegare perché dura da così tanti anni. Se SOCREM ritiene di avere un titolo pienamente valido, può indicare quale sia. Se esistono questioni ancora controverse sulla prosecuzione della gestione, sugli impianti, sugli investimenti o sugli indennizzi, il pubblico ha diritto di conoscerle prima di assistere a un’iniziativa che attribuisce ulteriore reputazione ai soggetti coinvolti.
Non è una richiesta di esclusione. È una richiesta di trasparenza.
Ridurre le tariffe, oppure motivarle in modo dettagliato. Rendere pubblici i rapporti economici. Spiegare l’origine e la destinazione degli investimenti. Chiarire il titolo della gestione e i criteri delle nomine e delle collaborazioni.
La cultura dovrebbe contribuire a rendere più comprensibili anche le decisioni economiche e istituzionali.
Non a sostituire le risposte che ancora mancano.
Un abbraccio a tutti.